giovedì 20 settembre 2007
La legge di Murphy
<!--
-->
mercoledì 19 settembre 2007
Vita da piedona
Domanda: ma perché se uno cammina a piedi si dice usa la parola pedone invece che piedone?
E’ questo quello che stavo pensando mentre tornavo a casa ieri sera.
Stavo riflettendo sulla mia condizione di piedona e devo ammettere che in fondo in fondo non ho grossi problemi ad andare in giro senza macchina.
Certo per alcune cose (vedi andare in piscina e fare la spesa più grossa) mi devo ancora organizzare, ma non penso che avrò grossi problemi.
Per di più senza macchina sono costretta a camminare di più e certamente questa cosa non può che essere positiva. Prendiamo ieri sera: sono uscita presto dal lavoro e ho deciso di fare la strada più lunga per tornare a casa: scavallare la collina del centro e cuturare fino alla mia casetta. Ho fatto una bella scarpinata e ho scoperto che negli ultimi anni sono cambiati molti negozi del centro (si, in effetti era parecchio tempo che non facevo una bella passeggiata).
Lo sprone è stato la curiosità di andare a vedere una delle Librerie storiche di Perugia che ha riaperto dopo alcune settimane di lavori e di questioni giuridiche che non credo siano ancora state risolte (assetti societari e licenziamento di soci prestatori d’opera… cose non molto leggere temo).
Beh, rispetto a com’era prima le cose non sono cambiate poi così tanto: una tinteggiata, nuovi scaffali e una diversa organizzazione dei volumi soprattutto di narrativa che all’inizio erano ordinati a seconda del paese di provenienza e quindi in ordine alfabetico mentre ora nell’ordine alfabetico sono mischiati tutte le lingue del mondo.
Certo come posto è carino, ma non può certo competere con l’altro luogo di perdizione che sta un po’ fuori Perugia che non solo è più grande ma che ha scaffali molto più grandi.
Comunque sia ho scoperto che non dovrò rinunciare alla libreria più lontana (causa mancanza macchina) e ai punti-spesa accumulati… perché entrambe le librerie sono parte di un’unica società… Anzi il commesso che mi ha seguito oggi è stato tanto gentile da dirmi che se mi occorrono libri che si trovano nell’altra sede possono pensarci loro a portarli in centro.
Capperi che servizio exclusive. Mi piace proprio.
Mi è piaciuto anche lo sconto di due euro che mi hanno fatto sull’acquisto di due libri: due gialli, uno di Elizabeth Gorge una scrittrice americana che in questo periodo mi piace molto e uno di Natalino Balasso, scritto in dialetto veneto e che sembra promettere molto bene.
Che dire? Niente male per una passeggiatina di un’oretta e mezza che mi ha permesso di risparmiare gli ottanta centesimi del biglietto del pulmann… a fronte di una spesa in libri di duecento volte superiore.
<!--
-->
lunedì 17 settembre 2007
Che bella la Pippea
Al ritorno dal mare con la mamma ci siamo fermate allIkea di Ancona. Ufficialmente doveva acquistare solo dei vasetti di aringa che piace tanto a mia sorella.
Visto che eravamo lì abbiamo girellato un pochino per il bazar. In genere passo come una furia per il reparto "accessori per la cucina" per non cedere in tentazione e non tornare a casa carica di forchettoni, forchettine, bicchieri, coppettine, piatti, pentole ecc ecc ecc. Mentre passavo a volo quasi rasente ho buttato locchio su uno scaffale e ho scoperto la meravigliosa linea di pentole MEDALJ. Sono delle palle, ma tanto carine.
Stoicamente sono riuscita a lasciare la pentola lì dove era e a passo sicuro mi sono diretta nella zona tessuti alla ricerca di una coperta per la mezza stagione. Non riesco a capire perché non facciano le coperte per i letti da una piazza e 1/2!!! Le lenzuola ce lhanno, ma le coperte no. Comunque mi sono arrangiata e ho preso lo stesso una coperta che, sebbene per un letto singolo, è abbastanza grande da fare al caso mio. E un bel trapuntino double face: a righine bianche e rosse (niente di che) o a fantasia floreale su fondo bianco. Sono stata molto soddisfatta dai miei acquisti.
Mia mamma ha fatto incetta di aringa e biscottini e poi un vaso con candele e una lampada da comodino... Cè mancato poco che non ci entrasse tutto nella macchina già carica di bagagli.
<!--
-->
Rientro
Dopo più di due settimane sono rientrata a lavoro. Sob! Questa mattina sveglia alle 6 e un quarto per andare a prendere il mio nuovo mezzo di trasporto... lautobus apm di un nuovo celeste fiammante.
Questa mattina poi per addolcire il rientro alle 10 ho la prima riunione con i nuovi studenti che lavoreranno part time (nooooooooooooo. Per la centesima volta dovrò spiegare loro cosa ci aspettiamo da loro, cosa dovranno fare e cose così.) e lavoro con i tecnici che stanno montando il nuovo sistema di controllo degli accessi.
E cho anche sonno.
<!--
-->
giovedì 6 settembre 2007
Cambiamenti
Per prima cosa non ci sarà Andrea che lunedì se ne tornerà in quel di Reggio nellEmilia... portandosi via la mia brunzumzum.
Si, perché Andrea da martedi sarà impiegato in uno stage presso unazienda emiliana che dista circa 20 km da dove ha casa, in una zona servita malissimo dai mezzi. Così, visto che la macchina che lui ha a metà con la sorella serve a casa, mi è sembrato naturale affidargli il mio "Scassone" (come viene affettuosamente chiamato qui). Per cui dopo quattro anni di scarrozzamenti folli, due incidenti, una multa per divieto di sosta e tante avventure, mi ritroverò appiedata, pedona in balia dei mezzi pubblici.
Non è stata ancora stabilita la durata della permanenza della mia scassatissima Uno rossa nella meravigliosa terra dellErbazzone, per ora sono sicuri due mesi, poi si vedrà... questi mesi potrebbero arrivare fino a quattro salvo il caso in cui lazienda non decida di mandarlo a lavorare nella sede di Shanghaj (quella che sta in Cina, esatto!).
Dal discorso portato avanti dai responsabili del personale le cose sono molto chiare: loro cercavano un ingegnere, ma in mancanza si sono accontentati di lui. Se in questi due mesi lavora bene e piace allaienda, visto che lui ha dato la disponibilità ad andare allestero, potrebbero decidere di mandarlo in Cina dove potrebbero esserci possibilità di assunzione.
Una cosa è chiara... per andare in Cina dovrà prendere laereo... non credo che la mia povera Brunzumzum ce la possa fare a seguire le orme di Marco Polo.
<!--
-->
mercoledì 5 settembre 2007
Spingendo la notte più in là
Incuriosite (a casa mia amiamo il Piroso Style e come ha organizzato il telegiornale de LA 7) ci siamo fermate e abbiamo scoperto che andava a presentare un libro: Spingendo la notte più in là di Mario Calabresi, il figlio del Commissario Luigi Calabresi ucciso a Milano il 17 maggio 1972 a seguito di una campagna diffamatoria condotta da giornali e liberi pensatori che lo indicava come il responsabile della morte di Giuseppe Pinelli (anarchico coinvolto nelle indagini sulla strage in Piazza Fontana) caduto dalla finestra dellufficio di Calabresi dopo due giorni di fermo di polizia illegale.
Affascinata da questo periodo storico così vicino alla mia nascita e del quale conosco ancora così poco mi sono piazzata sul divano. Vedere entrare Mario Calabresi, classe 1970 giornalista affermato di Repubblica, mi ha fatto un certo effetto. Sembra un uomo mite che dimostra più anni di quelli che ha. Sembra portarsi sulle spalle un peso enorme. Visibilmente commossi i due giornalisti hanno iniziato a parlare del libro e di cosa ha significato portarsi dietro un nome così ingombrante.
E stata davvero unesperienza penosa, nel senso letterale del termine, che ha aperto una piccola finestra su una realtà colpevolmente taciuta in Italia.
Parla bene (e scrive anche meglio) questo Calabresi e racconta episodi che lhanno segnato e che hanno segnato anche altri famigliari di vittime degli anni di piombo. E poi parla degli uomini che hanno ucciso, ma non cè rabbia, non cè una richiesta di vendetta, anzi. Cè un profondo rispetto dello Stato e delle sue leggi che permettono a gente che ha ucciso, che è sceso in guerra contro lo Stato e non si è fatta scrupolo di ammazzare anche innocenti, di sedere in Parlamento, di ricoprire cariche istituzionali.
Mi hanno colpito alcuni passi del libro che riguardano la vedova Calabresi.
"Mamma trovò dentro di sé regole chiare su come dovevamo comportarci: mai una polemica, mai una parola di troppo, rispetto e gentilezza per tutti e soprattutto fiducia nella magistratura. <<Non cerchiamo vendette, cerchiamo giustizia e accettermo i verdetti che verranno>> ci disse con chiarezza allalba della prima udienza, mentre eravamo seduti in cucina. <<Ho fatto di tutto perché non cresceste nel rancore e nellodio e non voglio certo che adesso si rovini tutto.>>
E poi quando nel 90 vennero condannati i mandanti e gli esecutori dellomicidio la signora in aula pianse.
"Quando in aula capimmo che gl imputati erano stati condannati, mia madre cominciò a piangere. Le chiesi perché. Pensavo fossero i ricordi. Mi spiazzò: <<Perché la figlia di Bompressi,. oggi ha perso il padre.>>"
Credo che sia una lezione di grande rispetto e civiltà.
Considero i 14 euro e 50 i migliori soldi spesi in libreria... e forse i migliori soldi spesi in assoluto.
Dalla quarta di copertina:
È la mattina del 17 maggio 1972, e la pistola puntata alle spalle del commissario Luigi Calabresi cambierà per sempre la storia italiana. Di lì a poco il nostro paese scivolerà in uno dei suoi periodi più bui, i cosiddetti "anni di piombo", "la notte della Repubblica". Quei due colpi di pistola però non cambiarono solo il corso degli eventi pubblici, ma sconvolsero radicalmente la vita di molti innocenti. La storia dellomicidio Calabresi è anche la storia di chi è rimasto dopo la morte di un commissario che era anche un marito e un padre. E di tutti quelli che hanno continuato a vivere dopo aver perso la persona amata durante la violenta stagione del terrorismo. Mario Calabresi, oggi giornalista di "Repubblica", racconta la storia e le storie di quanti sono rimasti fuori dalla memoria degli anni di piombo, lesistenza delle "altre" vittime del terrorismo, dei figli e delle mogli di chi è morto: cè chi non ha avuto più la forza di ripartire, di sopportare la disattenzione pubblica, loblio collettivo; e cè chi non ha mai smesso di lottare perché fosse rispettata la memoria e per non farsi inghiottire dai rimorsi. La storia della sua famiglia si intreccia così con quella di tanti altri (la figlia di Antonio Custra, di Luigi Marangoni o il figlio di Emilio Alessandrini) costretti allimprovviso ad affrontare, soli, una catastrofe privata, che deve appartenere a tutti noi.
<!--
-->
domenica 2 settembre 2007
Cazzata
Ero ferma per dare la precedenza a chi venica dalla mia sinistra (come imponeva il cartello sopra di me e i triangolini disegnati per terra) quando uno che venica giù dalla disceta, dietro la curva, non ha fatto in tempo a frenare e mi è venuto addosso.
Praticamente io sono finita sullaltra corsia e sono stata fortunata perché non veniva nessuno. Nella botta mi sono volati anche gli occhiali.
Quando sono scesa dalla macchina ero talmente sotto shock che non ho pensato a niente, alla constatazione amichevole, a prendere i dati del tizio, a prendere la targa. NIENTE ASSOLUTAMENTE NIENTE. E quando finalmente ho ritrovato la lucidità quello che mi aveva tamponato si era già volatilizzato.
Nel pomeriggio, su suggerimento della sorella di Andrea, che è fisiatra, sono andata al pronto soccorso dove mi hanno visitato e mi hanno fatto le lastre. Fortunatamente non mi sono fatta niente e neanche la macchina ha riportato danni.
E qui ho commesso il secondo errore e cioè ho detto che mi era successo sulla strada di casa. Risultato? Per il colpo di frusta i dottori mi hanno dato 10 giorni di riposo e siccome è un "incidente in itinere" coperto dallassicurazione è partita la denuncia automatica allINAIL. E io oggi dovevo partire per due settimane di mare.
In realtà quando si è sotto "infortunio" non si è obbligati a stare in casa come quando si è in "malattia". LINAIL non manda le visite dei medici fiscali, però, può capitare che mandi a chiamare, mezzo posta, lincidentato per una visita nei loro uffici.
Come se la paura per lincidente, la rabbia per essermi lasciata fregare da un tipo che avendo il 100% della colpa si è guardato bene dal dirmi niente, la rabbia per la prima settimana di vacanze saltate non bastassero ci si è messo anche mio padre che ha iniziato a elencare (in modo non del tutto civile) tutti gli errori che ho commesso in questa situazione.
A, grazie tante papà! Puoi star sicuro che da oggi in poi non ti racconterò un bel niente.
E se tante volte dovesse capitarmi ancora una cosa del genere puoi star sicuro che saprò imparare dalle tue critiche costruttive.
<!--
-->